L’autobus

 

L’autobus mi ricorda il ciclo della vita, il ciclo della luna, del sole, della terra, di tutti i pianeti. Un giro senza sosta, sembra come se tutto l’universo faccia il giro di danza dei dervisci.

La stazione di partenza è quella d’arrivo, paradossalmente lo stesso luogo è un punto di partenza e d’arrivo allo stesso momento, alcuni partono, altri ritornano e, la partenza e il ritorno si riuniscono, poi si riparte e si ritorna all’infinito…

Una qualsiasi delle fermate potrebbe essere una stazione di partenza. Quando dico sono arrivato, quella è la stazione d’arrivo – arrivo e partenza, inizio e fine. Non c’è niente di macchinoso; tutta la nostra vita, il nostro modo d’essere e di pensare è basato su un “on – off”. È un accendere e spegnere in continuazione, andata-ritorno, inizio-fine, fine-inizio…

***

Andata, ore 08.02

Questo è il mio primo (consapevole) esperimento di ricerca sul campo. Ho pensato che trovando uno spazio circoscritto possa essere più facile per me osservare senza disperdere l’attenzione. Infatti, il mio primo esperimento da “antropologo” fallisce…

Sono seduto all’ultimo sedile dell’autobus, per raccogliere tutte le possibili informazioni. In poche fermate l’autobus si affolla di gente e mi accorgo subito di non essere addestrato ad affrontare le troppe interferenze e la moltitudine d’informazioni che m’investe da tutte le parti: troppe immagini troppi suoni. Rimando l’esperimento per il giorno successivo. Penso di applicare un metodo che si adopera quando si svolgono intercettazioni telefoniche (o ambientali): “nel momento in cui si trascrive il discorso di due o più persone che parlano simultaneamente, si deve seguire attentamente solo una persona alla volta, altrimenti si raccolgono solo frammenti di un discorso che molto difficilmente si può mettere insieme per riformulare l’intera conversazione”.

Giovedì 17 novembre 2006

Andata, ore 08.04

Aspetto l’autobus al capolinea. Appena lo vedo arrivare, mi avvicino verso l’entrata. L’autobus si ferma, si aprono le porte, io salgo e scelgo subito un posto nella quarta fila di sedili, dietro l’autista, vicino alla finestra (così posso osservare anche tramite il vetro, che funge da specchio). Quasi nello stesso momento, con me salgono anche altre persone. All’inizio noto che per ogni sedile, che è composto di due posti, si mette a sedere solo una persona, cioè ciascun sedile dell’autobus è occupato da una persona soltanto. Preferibilmente le donne scelgono sedili vuoti o posti vicino ad altre donne. Gli uomini sono più veloci nella scelta e generalmente si siedono dove capita. Le donne portano dietro più roba (borse, vestiti, ecc.) e preferiscono tenerla vicino nel sedile accanto a loro e, in genere fanno finta di non vedere chi sta cercando posto. Adesso mi accorgo di non aver contato precisamente il numero delle donne e quello degli uomini. Comunque, posso dire quasi con certezza che l’80% delle persone salite in quest’autobus sono donne. Dalle ore 08.04 fino alle ore 09.04 circa, la percentuale donne-uomini rimane fino alla fine del viaggio (età media 35 anni).

Ormai l’autobus è al completo, davanti a me ci sono già dodici persone a sedere, l’autista, più altre tre persone si trovano a sedere nei sedili al mio fianco. Il viaggio prosegue lentamente. Al primo sedile, avanti di me, si è seduta una ragazza di circa venticinque anni, con i capelli biondi scuri, raccolti sopra la testa da due fermagli colorati. Ogni tanto gira la testa e guarda in un punto non identificabile, i suoi occhi non esprimono nessuna emozione. Forse guarda i due ciechi (oggi si chiamano non vedenti) che sono appena entrati e che si sono messi a sedere dietro di lei. L‘autobus si ferma, i due ciechi scendono. La ragazza continua a girare la testa e guarda in quel punto indefinito con i suoi occhi privi di trasparenza. Che cosa cerca con gli occhi? Preso dalla curiosità, mi giro a guardare nel momento in cui anche lei si gira a guardare. Non riesco a scoprire niente d’importante. Dopo qualche minuto mi accordo che la ragazza effettivamente non guarda nulla, il suo è solo un tic. Un tic, quasi come fosse uno dei tanti dispositivi dell’autobus.

Il movimento della testa della ragazza, che a intervalli regolari si gira a “guardare” dietro, il click della macchinetta che timbra i biglietti dei viaggiatori appena saliti sull’autobus, la mano dell’autista che muove la leva delle marce, il rumore degli pneumatici che sfregano l’asfalto, lo sbuffo delle valvole ogniqualvolta si aprono e si chiudono le porte, creano un sottofondo che mi rapisce e m’ipnotizza.

Mi riprendo subito dalla voce di due persone anziane dietro di me che, prese da una discussione accesa, hanno aumentato in modo sensibile il volume della loro voce. Si lamentano dei tanti immigrati entrati nel nostro paese e degli aiuti che manda il nostro governo nei loro paesi, vale a dire in quelli del terzo mondo. Rimpiangono gli sprechi del denaro pubblico. Ho un gran desiderio di partecipare al discorso, però, mi trovo in una posizione scomoda. Comunque, non vorrei perdere di vista gli atri viaggiatori…

Noto che le uniche voci riconoscibili sono quelle dei due anziani. In realtà, gli altri non parlano se non per chiedere raramente qualche informazione all’autista.

L’autobus si ferma in un posto, dove non ho visto mai una casa. Sono stato sempre curioso di sapere da dove vengono quei due o tre viaggiatori che sempre si trovano ad aspettare in questa fermata. Sull’autobus sale una donna di circa trent’anni (presumo). Guarda l’autista, poi rivolge il suo sguardo verso alcuni sedili vuoti. Ha le occhiaie, è spettinata e i suoi abiti sgualciti assomigliano a quei vestiti tradizionali che indossano gli alpini, quando organizzano le loro feste tradizionali. Lei mi ricorda un po’ quelle persone che hanno perso il treno a mezzanotte e, dopo aver passato la nottata su una delle panchine della stazione, si ripresentano la mattina dopo alla biglietteria per riprendere, a fatica, il loro viaggio.

La donna si avvicina al posto libero accanto a me. In quel momento sento un forte odore di tabacco misto d’alcool. Faccio finta di non vederla. Lei si siede al sedile dietro di me.

Il viaggio prosegue. Ogni tanto si sentono le suonerie dei telefoni cellulari. Un’altra donna di una certa età dà delle istruzioni su come cucinare una minestra (penso che stia parlando con sua figlia). Non vedo il telefono cellulare, c’è solo un apparecchio attaccato all’orecchio della donna. È la nuova tecnologia Bluetooth (non posso sfuggire a quest’idea che mi frulla in testa: “Chissà forse nel futuro le persone si faranno installare un cellulare dentro il cranio…”).

L’autobus si ferma, una donna giovane con la testa piena di riccioli neri sale. E’ lei, l’ho vista spesso salire da questa fermata. Non parla mai e sembra essere scocciata, poiché di solito quando cerca posto, l’autobus è al completo. Mastica continuamente una gomma, in modo indelicato. Borbotta una frase incomprensibile, dove l’ultima parola è …posto. Avrà trovato il suo posto desiderato. Stranamente non è venuta a sedersi accanto a me (“forse non le piace la mia faccia”, penso).

Dietro la donna con i riccioli sale un’altra donna mora e di statura bassa, dimostra sui quaranta- quarantacinque anni d’età. S’indirizza immediatamente al posto libero vicino a me, io le faccio subito spazio per agevolarla, mentre lei si accomoda. Mi sorride, come se volesse ricompensarmi (mi accorgo di osservare più le donne che gli uomini – ci sono più “lei” di “lui” – devo ammettere che gli uomini attirano meno la mia attenzione).

Mentre faccio spazio alla donna, il lembo della mia giacca a vento rimane impigliato nel bracciale del sedile. Non riesco a sganciarmi dal bracciale. La donna scoppia in una risata, prima contenuta e dopo convulsa e ad alta voce. Mi metto a ridere pure io.

A questo punto le chiedo del perché della risata (ovviamente la mia è una battuta). Con uno spiccato accento straniero e un po’ turbata mi risponde spiegandomi che anche lei si è trovata spesso nella mia situazione, a causa dei bracciali che non si spostano facilmente. Intenzionalmente (ero quasi sicuro del suo paese d’origine) le chiedo di dove fosse. Mi risponde: “Io non sono italiana, sono albanese” sempre con il suo accento inconfondibile. Non resisto alla tentazione di parlare “la sua lingua”. Le rispondo in albanese: “Ma che bisogno c’è di parlare in italiano, quando uno può benissimo parlare la propria lingua?”. A questo punto lei, stupefatta, mi risponde: “Ma io ti avevo visto tante volte e pensavo che tu fossi italiano”. E poi aggiunge in fretta: “Oh, Dio! È la mia fermata” e di scatto, mi saluta e si avvia verso l’uscita.

La nostra conversazione forse sarebbe durata un po’ più a lungo, se non fosse stato per via di quella fermata… Lei, in seguito, l’ho incontrata anche altre volte, ha fatto finta di non riconoscermi… (Solo in questo caso la mia osservazione è diventata partecipante. Sarebbe stato meglio se fosse rimasta non partecipante).

Fra non molto anch’io dovrei scendere. L’autobus è quasi vuoto. Adesso noto gli schienali dei sedili imbrattati da scritte a pennarello:   TVB Giulio 6 bello. Ti amo – Carlo 6 bellissimoMartina  la meglio C ——- Y Cozza tvttttb   xS  – I ragazzi e le ragazze hanno voluto lasciare tracce “indelebili” della loro esistenza.

Ecco la mia fermata (dall’altra parte della strada si trova l’altra fermata, la stazione di partenza). Sono arrivato a destinazione. Saluto l’autista, scendo dall’autobus e mi avvio verso l’ufficio, dove lavoro. Devo passare l’incrocio. Davanti a me c’è un semaforo rosso. Aspetto il verde per passare…

Legjenda e venës Est! Est!! Est!!!

Legjenda e venës Est! Est!! Est!!!

Est! Est!! Est!!! di Montefiascone asht nji venë e bardhë emni i së cilës e ka prejardhjen prej nji legjende. Në kurset e para të shkollës për sommelier shpeshherë kallëzohen histori në lidhje me prejardhjen e nji varieteti të rrushit ose ngjarje qi kanë lidhje me nji venë.

Thonë se në vjetin 1111, Enriku V (Heinrich V) i Frankonisë (Franken), sot rajon i Gjermanisë, ishte tuj udhëtue për me shkue në Romë, për me u kunorëzue Perandor i Perandorisë së Shenjtë Romake prej Papës Pasquale II.

Me të, bashkë me oborrtarë të tjerë, ishte Johannes (Gjon) Defuk, Ipeshkvi gjerman i Augsburgut i pasionuem e njoftës i madh i venave. Simbas legjendës, thonë se ai ishte gjithmonë në kërkim të venave me cilësi shumë të mirë. Për këtë arsye e dërgonte kupierin e tij Martino, me detyrën qi me i parapri përgjatë rrugës për me gjetë e me zgjedhë venat ma të mira për të. Në banketet antike e të mesjetës, kupieri (coppiere, oinokóos për grekët e cyntus ose pincerna për romakët) kishte për detyrë me mbushë me venë gotat e miqve.

Ipeshkvi me Martinin, për me u kuptue me njeni-tjetrin, kishin krijue nji kod: kur Martini të gjente nji venë me cilësi të mirë, ai do të shkruente “Est” (asht, tuj nënkuptue “këtu ka venë të mirë”) në derën e tavernës; ndërsa në kjoftë se vena kishte me kenë shumë shumë e mirë, atëherë do të shkruente “Est, Est”.

Rrugës, Martini vendosi me u ndalë në nji vend afër liqenit Bolsena, në Montefiascone, si zakonisht shkoi në tavernë për me provue venën e vendit. Martini u bind menjiherë se vena ishte me cilësi të naltë, e shkroi kodin të përforcuem me gjashtë pikëçuditëse: “Est! Est!! Est!!!”, te muri afër derës së tavernës.

Ipeshkëvi, qi mbërriti disa ditë ma vonë, mbasi e degustoi venën, kje dakord me gjykimin e kupierit të tij e mbasi u kthye prej misionit vendosi me e zgjatë ndejën e tij në Montefiascone. Thonë se ka pi njaq shumë sa aty i ka ardhë edhe fundi, e thonë se i ka ndodhë bash për shkak të pimjes me tepri.

Johannes Defuk u vorros në kishën e Sh’ Flavianit.

Edhe sot e kësaj dite, mbi rrasën e gurit gri,

mbishkrimi i Martinos: “Prej EST! me tepri,

këtu prehet Gjon Defuku, burrë zotni”.

Ipeshkvi, për me falënderue qytetarët e Montefiakones për venën e mirë e për mikpritjen e tyne, u la me testament nji trashëgimi prej 24,000 scude, por vetëm me nji kusht: për çdo përvjetor të dekës së tij, me ia lagë vorrin me nji fuçi të vogël venë. Tradita me sakrifikue pije (libagione – venë, mjaltë, tambël etj.) brenda ose sipër vorrit asht nji rit i vjetër romak, grek e ilir.

Qysh atëherë asht krijue nji traditë qi asht përsëritë për disa shekuj: në Montefiascone, gjatë pesëmbëdhjetë ditëve të para të gushtit, zhvillohet Panairi i Venës. Edhe sot e kësaj dite qytetarët e kujtojnë këtë ngjarje e ringjallin legjendën e “Est! Est!! Est!!!” me nji procesion historik, të veshun me kostumet e asaj periudhe e, të shoqënuem me muzikë, shkojnë te vorri ku derdhin fuqinë me venë, simbas premtimit qi i kanë ba Ipeshkvit, ma shumë se njimijë vjet ma parë. Ky asht rasti ma i mirë me degustue Est!Est!!Est!!! di Montefiascone, në versionin klasik e spumante, në mes të manifestimeve folkloristike e muzikore.

Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC e Lazio-s (qysh në vjetin 1966) ndahet në tri tipologji: Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, klasike e spumante. Përbahet prej Trebbiano Toscano (Procanico) 50/65%, Trebbiano giallo (Rossetto) 25/40% e Malvasia Lunga dhe/ose Malvasia del Lazio 10/15%. Simbas broshurës disiplinore, hardhijat kultivohen në provincën e Viterbo-s, në komunat Montefiascone, Bolsena, San Lorenzo Nuovo, Grotte di Castro, Gradoli, Capodimonte e Marta.

Në kohën e Defuk-ut ka kenë nji venë e ambël ndërsa sot Est! Est!! Est!!! di Montefiascone ka nji ngjyrë të verdhë kashtë me reflekse pak jeshile. Ka shije të thatë, të terun e me aciditet të kandshëm me nji notë të idhët të lehtë në finale. Si spumante shfaqet me nji ngjyrë të zbehtë kashte e shkumë fine, persistente (shija mbetë në gojë). Nji profum frutash, e thatë në gojë me shije frutash e agrumesh e nota floreale.

Gino LUKA

https://libri.albanianews.it/autori/gino-luka

Referencat:

La leggenda dell’Est Est Est

Leggenda Est, Est, Est

Morire per il troppo bere: la leggenda dell’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone.

La leggenda del vino

Est! Est!! Est!!! di Montefiascone

CONFERENZA SULL’ARCHITETTURA MODERNA BELGA E ITALIANA | 21.04.2021

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PROMEMORIA | CONFERENZA SULL’ARCHITETTURA MODERNA BELGA E ITALIANA | 21.04.2021

Del Debbio_738pEnrico Del Debbio. Regia Scuola Superiore di Architettura a Valle Giulia. 1930-1932. Veduta prospettica

La Valle delle Accademie e la Facoltà di Architettura. Storie, cronache, memorie tenuta dalla Prof.ssa Federica Dal Falco dal Dipartimento Pianificazione, Design e Tecnologia dell’Architettura – Sapienza Università di Roma.

Conferenza online 21 aprile 2021
18:00

Secondo incontro del ciclo di conferenze sull’architettura moderna belga e italiana.

La conferenza propone alcuni temi centrali della cultura progettuale italiana degli anni Trenta, assumendo come paradigma quell’approccio integrale che dall’urbanistica al design ne ha caratterizzato la concezione e le pratiche. La tesi che sottende il contributo è l’interesse scientifico, storico e documentale del progetto razionalista, che con le sue architetture in equilibrio tra tradizione e innovazione e gli arredi tra artigianato e industria, può essere definito espressione di una varietà di “stili” riconducibili ad una visione unitaria. In particolare, la conferenza sarà incentrata sulla Facoltà di Architettura ubicata nella Valle delle Accademie, snodo culturale nel cuore di Roma, tra Accademie, Ambasciate e Musei. L’edificio di Enrico Del Debbio, venne inaugurato nel 1932 ed è significativo non solo per il suo valore architettonico, ma anche per le molteplici storie e cronache legate a docenti, studenti ed eventi che ne costituiscono una memoria in divenire. La conoscenza del Razionalismo italiano e la sua diffusione, oltre ad incrementare dal punto di vista storico gli studi e le ricerche in materia, ha come fine la corretta preservazione della sua materialità, nonché il progetto di interventi di rigenerazione degli spazi interni e esterni che considerino la qualità dell’insieme in relazione al design di ogni singolo elemento.

La conferenza si terrà in italiano

A causa delle restrizioni per il Corona virus, questo evento sarà online. La partecipazione è gratuita utilizzando il seguente link Zoom
ID riunione: 921 2615 8732
Passcode: 019603

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Via Omero 8
00197 Roma
tel. +39 0620398631
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Secondo incontro del ciclo di conferenze sull’architettura moderna belga e italiana.

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“LA TOSCANA DELLA CULTURA DEI DIRITTI”, su Pagina Facebook e Canale You Tube della Rivista Testimonianze, il 29 Marzo, ore 17,30

PROMEMORIA

domani, Lunedì 29 MARZO, a partire dalle ore 17,30, in diretta on line su

facebook.com/testimonianze

e sul canale You Tube di Rivista Testimonianze, incontro su

LA TOSCANA DELLA CULTURA DEI DIRITTI-

Figure e percorsi significativi della Toscana del Novecento.

E’ l’iniziativa di "Testimonianze" per la "Festa della Toscana" (nell’ambito di una serie di manifestazioni

che si sono sviluppate da fine Novembre fino, appunto, a fine Marzo).

Si parlerà di Norma Parenti, giovane martire della Resistenza di Massa Marittima (di cui quest’anno ricorre

il centenario dalla nascita), di Piero Calamandrei, di Giampaolo Meucci, di Ernesto Balducci e di Margherita Hack

(che viveva lontano dalla sua Firenze ma che toscana era rimasta fino al midollo).

Interverranno, insieme a Severino Saccardi (che coordinerà l’incontro, con Simone Siliani), Riccardo Michelucci,

Valdo Spini, Rossella Raimondo, Andrea Aleardi, Pierluigi Di Piazza.

Con la partecipazione di Cesare Bindi, di Ginevra di Marco e di Francesco Magnelli.

“LA TOSCANA DELLA CULTURA DEI DIRITTI”, su Pagina Facebook e Canale You Tube della Rivista Testimonianze, il 29 Marzo, ore 17,30

PROMEMORIA

domani, Lunedì 29 MARZO, a partire dalle ore 17,30, in diretta on line su

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e sul canale You Tube di Rivista Testimonianze, incontro su

LA TOSCANA DELLA CULTURA DEI DIRITTI-

Figure e percorsi significativi della Toscana del Novecento.

E’ l’iniziativa di "Testimonianze" per la "Festa della Toscana" (nell’ambito di una serie di manifestazioni

che si sono sviluppate da fine Novembre fino, appunto, a fine Marzo).

Si parlerà di Norma Parenti, giovane martire della Resistenza di Massa Marittima (di cui quest’anno ricorre

il centenario dalla nascita), di Piero Calamandrei, di Giampaolo Meucci, di Ernesto Balducci e di Margherita Hack

(che viveva lontano dalla sua Firenze ma che toscana era rimasta fino al midollo).

Interverranno, insieme a Severino Saccardi (che coordinerà l’incontro, con Simone Siliani), Riccardo Michelucci,

Valdo Spini, Rossella Raimondo, Andrea Aleardi, Pierluigi Di Piazza.

Con la partecipazione di Cesare Bindi, di Ginevra di Marco e di Francesco Magnelli.

Tra le pieghe – Nerina Toci, fotografa

Berggasse Stress ... strascichi del millenovecento

Venerdì 22 luglio, nella cornice ospitale di Villa Clodia a Manziana, abbiamo incontrato con Riccardo la fotografa Nerina Toci. Come avevo intuito dalle tracce in rete, “Tra le pieghe” era una personale che valeva la pena non perdere. L’evento era organizzato da Chiara Mambro. Intense e belle le foto, scattate in digitale e sviluppate sempre in digitale dalla stessa Nerina. Lei, giovanissima, è un’artista interessante e complessa, che ha descritto il suo lavoro come dialogo costante con l’inconscio e il suo portato di simboli e presenze. E’ stata una serata ricca di emozioni e racconti, che nel privato mi rimangono come preziose. Qui, a seguire, alcuni scatti che ho portato con me. Nerina come la vedo io. Un meta-sguardo su un’artista che si rappresenta e rappresenta.  A lei, auguri grandi e sinceri di di buon lavoro.  Nei colori del giorno, direbbe Handke.

A questo link, le foto della mostra scattate…

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New issue of Language Learning & Technology (Volume 25, Number 1) available

the new issue of Language Learning & Technology (Volume 25, Number 1) is available at https://www.lltjournal.org. It is a Special Issue on Big Data in Language Education & Research, guest edited by Hayo Reinders and Yu-ju Lan. We have also announced the inaugural winner of the Dorothy Chun Award for Best Journal Article in Language Learning & Technology, Dr. Ines Martin.

Please visit the LL&T website to read more and be sure to sign up to receive your free subscription if you have not already done so. Also, we welcome your contributions for future issues. If you have questions about this process or wish to submit a manuscript, please check our guidelines for submission at
https://www.lltjournal.org/submission-guidelines/.

LL&T is supported by the Center for Language & Technology and the National Foreign Language Resource Center (NFLRC) at the University of Hawai‘i, and the Center for Open Educational Resources and Language Learning (COERLL) at the University of Texas at Austin.

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National Foreign Language Resource Center

University of Hawai‘i at Mānoa

1859 East-West Road #106
Honolulu, HI 96822-2322

Phone: 808-956-9424

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Newsletter febbraio 2021

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L’Academia Belgica può contare sul generoso sostegno del Fondo René e Karin Jonckheere per la conservazione e l’inventario fotografico e digitale degli archivi e dei progetti relativi alla sua costruzione a Roma (1937-1939).

Come annunciato qualche mese fa, l’Academia Belgica ha avviato un vasto progetto di studio della costruzione della sua sede di Roma e dei suoi arredi originali, in gran parte conservati. Un gioiello architettonico che unisce modernismo e stile art déco, l’edificio è stato progettato e costruito tra il 1937 e il 1939 dall’italiano Gino Cipriani e dal brussellese Jean Hendrickx-Van den Bosch (vedi sotto e http://www.academiabelgica.it/progetti-di-ricerca).

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Lo studio si basa, in parte, sull’esame sistematico degli archivi storici dell’Academia Belgica di Roma, che conservano le tavole originali, i disegni e gli schizzi dell’edificio (piante, prospetti delle facciate, particolari architettonici, ecc.) e della sua disposizione interna, sia le sale di rappresentanza (disegni originali per mensole, porte, tavoli, scrivanie, lampade in biblioteca, ecc.) sia le stanze per residenti-ricercatori e artisti (disegni originali per sedie, armadi, cassettiere, ecc.). L’archivio comprende anche modelli e campioni di alcuni mobili e complementi (persiane, maniglie, lavabi, ecc.) forniti dalle case produttrici, nonché tutta la documentazione amministrativa relativa all’esecuzione del progetto architettonico e d’arredo.

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Grazie al generoso sostegno del Fondo René e Karin Jonckheere, gestito dalla Fondation Roi Baudouin, questi documenti totalmente inediti verranno ora fotografati e digitalizzati, in vista della loro completa inventariazione e della creazione di un database, accessibile al pubblico, dedicato alla villa dell’Academia Belgica. Parallelamente verranno prese misure per la conservazione ottimale dei documenti.

Per la realizzazione di questo progetto l’Academia Belgica può contare sulla collaborazione dell’Institut Royal Patrimoine Artistique (IRPA), che dispone delle conoscenze tecniche e delle attrezzature adeguate per fotografare tavole di grande formato. Questa collaborazione è tanto più preziosa in quanto le foto saranno utilizzate anche per accrescere la fototeca dell’IRPA, che ha tra le sue missioni primarie l’inventario fotografico del patrimonio culturale belga, a cui innegabilmente appartengono le piante e i disegni dell’edificio dell’Academia Belgica.

Il patrocinio del Fondo René e Karin Jonckheere permette così di conservare, valorizzare e portare all’attenzione del pubblico belga e internazionale gli archivi di indiscutibile valore patrimoniale dell’Academia Belgica, che testimoniano una collaborazione architettonica italo-belga unica nel suo genere. Di questo ringraziamo profondamente i suoi amministratori.

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Ciclo di conferenze

Il progetto di studio dell’Academia Belgica sul suo edificio romano si propone non solo di chiarire le diverse fasi di esecuzione dell’insieme, ma anche di contestualizzare le scelte degli architetti e di valutare le problematiche nel particolare contesto dei rapporti italo-belgi prebellici. In questo contesto inizierà a marzo un ciclo di conferenze dedicate all’architettura belga e italiana degli anni Trenta e Cinquanta del secolo scorso. Il programma, che prevede la partecipazione di relatori belgi e italiani, sarà organizzato in parte o esclusivamente tramite videoconferenza, a seconda dell’evoluzione dell’attuale pandemia.

Il primo incontro è fissato per il 18 marzo 2021 alle ore 17.30 con una videoconferenza dal titolo Housing the Nation Abroad. The Architecture and Interior Design of Belgian Diplomatic Premises (Prof. Fredie Floré, Prof. Anne-Françoise Morel, Bram De Maeyer, Charlotte Rottiers – KU Leuven-Dep. of Architecture). Maggiori informazioni seguiranno nelle prossime settimane.

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Il bagno nella storia

tony's space

 
 
 
 
 
 
Dalle prime civiltà ai giorni nostri l’igiene personale e il modo di fare i sono cambiati in modo sostanziale.
In merito ad atti fisiologici così importanti, dal Rinascimento in poi,  il riserbo diventa tale che solo a livello “volgare” nascono termini per indicarli (cagare, pisciare, etc.), mentre generalmente ci si mantiene sul vago, definendoli “atti corporali” e solo per pignoleria, talvolta, qualcuno fa il distinguo tra quello “piccolo” e quello”grande”. Per iscritto, ufficialmente o dal medico, invece, si utilizzano i termini scientifici come urinare e defecare.
Lo stesso dicasi per il “luogo” adibito allo smaltimento dei rifiuti corporei, comunemente chiamato “” o “bagno”, quasi a voler nascondere la loro funzione primaria, mentre diventano molto diffusi termini stranieri come il francese “” (o toilette, termine risalente al 1681 per indicare più in generale la cura del corpo e la pulitura dei vestiti)…

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Novità – Podcast

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Novità

da questo momento, il sito dell’Academia Belgica dispone di una pagina podcast che permette di vedere in differita una selezione delle attività scientifiche e culturali organizzate dall’istituto.

Da adesso in poi troverete la registrazione degli ultimi workshop tenuti in videoconferenza e co-organizzati dall’Academia Belgica:

‘From labrum to lavacrum: the evolution of Roman bathing habits’ e presentazione del libro ‘Public Baths and Bathing Habits in Late Antiquity’

Webinar, 30 ottobre 2020 – Programma

podcast labrum

La villa dopo la villa. Trasformazione di un sistema insediativo ed economico in Italia centrale tra tarda antichità e medioevo

Webinar, 15 dicembre 2020 – Programma

podcast villa