Nuova legge sulle professioni: ecco perché ACTA è contraria

CITTADINI DI SERIE B, RAPPRESENTATI DI SECONDO LIVELLO

Questa settimana sarà calendarizzata la discussione del disegno di legge n. 3270 Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordine o collegi finalizzata all’introduzione di norme per le attività professionali ad elevato contenuto intellettuale non regolamentate da Ordini o da Collegi professionali.

La legge regola l’associazionismo, la formazione, e la rappresentanza dei professionisti.

In particolare, stante la libertà di associazione, stabilisce che i professionisti potranno costituire associazioni a carattere professionale. Associazioni che definiranno i requisiti necessari per iscriversi, gli standard di qualità, l’eventuale possesso di polizza assicurativa, le certificazioni UNI. Gli standard di qualificazione professionale basati su norme UNI potranno essere seguiti anche dai non iscritti. Le associazioni avranno anche il compito di promuovere la formazione permanente dei propri iscritti.

La legge regola anche il funzionamento delle associazioni di secondo livello (associazioni di associazioni) affidando loro la funzione di promozione e di qualificazione delle attività professionali rappresentate e conferendo il compito di divulgare le informazioni e le conoscenze ad esse connesse. Le medesime associazioni di secondo livello si occuperanno della rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali.

ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato) non fa parte delle associazioni che hanno promosso questa legge e, anzi, esprime la propria contrarietà a una legge che non interviene sul piano dei diritti (welfare, fisco, pagamenti), non rafforza la posizione dei professionisti rispetto al mercato e rischia di essere del tutto inutile se non, addirittura, di gravare ulteriormente sul singolo professionista.

Questa legge ripercorre esattamente il vecchio atteggiamento degli Ordini improntato a una ideologia del “professionalismo” del tutto inadeguata a rappresentare le trasformazioni del moderno lavoro autonomo: "tutelare il cliente per tutelare se stessi", ma il rapporto di forza con il cliente, impresa o pubblica amministrazione, oggi è squilibrato a favore del committente. ACTA, come le altre principali organizzazioni internazionali dei freelance (Freelancers Union degli Stati Uniti, PCG britannica), ha obiettivi concreti relativi al fisco, al welfare, ai diritti.

Dice Anna Soru, presidentessa di ACTA: “questa legge ha due difetti principali. Da una parte non rafforza in alcun modo il professionista sul piano dei diritti e gli garantisce solo un “riconoscimento” formale di competenze che potrà essere spendibile sul mercato sulla base della reputazione che la singola Associazione ha saputo costruirsi, ma che è del tutto indipendente dal riconoscimento formale. Dall’altra parte pone le basi per l’introduzione di successivi vincoli, che assolutamente non approviamo”.

ACTA ritiene che si debba scongiurare il rischio che successivamente all’approvazione della legge le pubbliche amministrazioni considerino l’iscrizione a una associazione come criterio di accreditamento nella scelta dei consulenti. Ne deriverebbe, infatti, un grande potere per le associazioni che potrebbe modificare anche il loro ruolo nella formazione.

Se le associazioni diventano erogatrici di formazione “accreditata”, secondo ACTA, potrebbero determinarsi costi ulteriori per i professionisti. Questi ultimi pagherebbero per corsi di formazione senza avere certezza che si tratti dei corsi migliori o più idonei alle loro esigenze, solo per avere la “certificazione”.

Visto che la formazione è un’importantissima voce di entrata nel bilancio delle associazioni datoriali e sindacali – un giro d’affari rilevante spesso gestito più nell’interesse delle istituzioni di rappresentanza che nell’interesse degli iscritti – il timore è che possa diffondersi tale uso della formazione anche nelle associazioni professionali.

Ulteriore limite della legge è il fatto che venga istituita una rappresentanza di secondo livello. Ovvero a negoziare con le istituzioni non andrebbe direttamente l’associazione che riunisce i professionisti ma “un’associazione delle associazioni”, allontanando ancora di più il lavoratore dalle negoziazioni.

ACTA ritiene che non sia questa la strada per riconoscere e tutelare i liberi professionisti. Per farlo si dovrebbe, invece, affrontare alla radice il tema dei diritti, del welfare, del fisco.

ACTA considera questa legge inappropriata e inadeguata e crede che le associazioni, analogamente a quanto accade per imprenditori e lavoratori dipendenti, debbano supportare i professionisti nel far valere i propri diritti in quanto cittadini e lavoratori.

ACTA si augura che questa posizione critica sia condivisa in
parte anche da alcune forze che hanno voluto questa legge, ma che si sono rese conto in corso d’opera che in questa fase non si poteva chiedere di più. Consapevoli quindi dei limiti di questa legge possono impegnarsi a migliorarla con futuri provvedimenti. Se così sarà ACTA al momento opportuno sarà disponibile a unirsi a questi sforzi.

Samanta Boni

Responsabile Ufficio Stampa ACTA

Cell. 346 9416828

www.actainrete.it

121217_CS_Legge_Professioni_ACTA.pdf


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