La stanza del traduttore 

Cos’è

Com’è la stanza di un traduttore? Che rapporto ha il traduttore con questo spazio di lavoro che spesso è un’estensione della propria casa, se non la casa stessa?

Cosa vede il traduttore quando alza gli occhi dal monitor e dai dizionari? Con chi o con cosa condivide il suo spazio? Come concilia la traduzione con tutte le altre attività?

Quello del traduttore è un mestiere solitario, si sa, e il più delle volte si svolge in casa. I contatti con l’esterno – almeno dal punto di vista lavorativo – sono prettamente virtuali (internet, posta elettronica, forum, ecc.). A meno che non abbia la fortuna di lavorare in una casa editrice – cosa assai rara di questi tempi.

Per certi versi questo aspetto ha i suoi lati positivi: il traduttore non è costretto a sopportare il puzzo, le lagne, gli “appiccicamenti forzati” sui mezzi pubblici che lo porteranno sul luogo di lavoro. Trovare parcheggio sotto l’ufficio è un problema che non lo riguarda. Fare tardi sul lavoro? Non lo sfiora nemmeno il pensiero. Niente colleghi più o meno simpatici, più o meno brillanti, più o meno intelligenti che affollano gli uffici. E la mattina, dopo il caffè, basta accendere il computer.

Le sfide quotidiane del traduttore sono altre: trovare la parola che calza a pennello; produrre giornalmente una certa quantità di cartelle per consegnare la traduzione entro i termini pattuiti; trovare il tempo (e i soldi) per frequentare corsi di aggiornamento, ma anche convegni, saloni del libro, fiere, mostre e tutti i luoghi ove sia possibile stringere contatti con i possibili datori di lavoro; non smettere mai di fare scouting letterario e presentare alle case editrici autori inediti; continuare a fare prove di traduzione se non si è abbastanza affermati; continuare a lavorare anche se si è malati; prendere le ferie (spesso forzate) in un momento di “calma piatta” lavorativa; e, soprattutto, riuscire a farsi pagare.

Qui, in questo spazio virtuale, i traduttori raccontano il proprio spazio di lavoro, quello reale, in cui si consuma il triplo salto mortale dal testo di partenza a quello di arrivo. Per pochi minuti – il tempo della lettura del post – il lettore condivide lo spazio con chi gli permette di leggere in italiano i suoi autori stranieri preferiti, senza accorgersi della presenza di un intermediario, perché dietro un buon libro in italiano si ‘nasconde’ sempre un bravo traduttore.

[La stanza del traduttore nasce il 13 aprile 2011 da un'idea di Herta Elena Rudolph e Tiziana Cavasino sulla falsariga delle Writers' Rooms del Guardian e della pagina Le stanze dei nostri scrittori dell'Archivio Caltari.]

Per partecipare inviare una foto, una breve descrizione della propria stanza e una minibiografia all’indirizzo lastanzadeltraduttore [chiocciola] gmail [punto] com.

http://lastanzadeltraduttore.wordpress.com/ 

 


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