La polemica delle lingue in Europa. Meglio una politica plurilingue

– Non ha mancato di sollevare nuove polemiche in Italia la decisione dell’EPSO (l’Ufficio europeo di selezione del personale) di organizzare gran parte delle prove del concorso comunitario nella seconda lingua del candidato a scelta obbligatoria tra francese, inglese e tedesco.
Al di là di numerose perplessità specifiche relative la politica dell’EPSO, in particolare riguardo ai rischi di ineguale trattamento fra cittadini, il nuovo concorso comunitario è stato in fondo un pretesto per sollevare nuovamente la questione della lingua in Europa.

Alcuni osservatori, infatti, fanno notare che è inutile cercare di difendere l’italiano e le altre lingue in Europa, perché in ogni caso il multilinguismo è utopistico e costoso. Tanto vale quindi muoversi verso un regime linguistico monarchico, cioè verso il modello “solo inglese”.

Ma siamo certi che la monarchia linguistica sarebbe la migliore delle soluzioni? Sicuramente non lo è dal punto di vista dell’equità fra cittadini europei. Perché si dovrebbe accettare che i contribuenti italiani (e polacchi, e spagnoli, ecc.) non possano di fatto godere delle stesse possibilità di accesso ai posti di lavoro europei e alla documentazione comunitaria dei loro euroconcittadini britannici e irlandesi? Non pagano forse tutti le tasse per finanziare le istituzioni? Già questo sarebbe sufficiente a giustificare il mantenimento dell’attuale politica multilingue.


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