HAITI
 
 
Addosso a me
il mantello del bondyè:
una lastra di cemento.
Tenebre, abissi,
il pepe bianco
della calce viva.
 
La terra nostra
è la foglia del banano
alla mercede del machete,
delle frustate
dell’uragano.
Ogni calcinaccio un fiore.
 
Il gros bonange non c’era.
Il gros bonange dormiva
dai tempi di Toussaint Louverture,
decapitato nel sonno,
tumulato da Papa Doc.
 
I tonton macoutte
anche se cadaveri
si risveglieranno
con in pugno
l’ascia di Shango.
Gli angeli del Dahomey
invece,
le ali strappate nel crollo,
non si rialzeranno mai più.
 
La nuvola di piombo
mi ha seppellito
nella tana del profondo.
Si è spento il sole
sotto la pietra sacra dei Loa.
 
Sono nel regno notturno
del Baron Cimetere.
Uso una montagna
per cappello.
Non vedo – polvere negli occhi.
Non parlo – polvere nella bocca.
Non respiro – polvere nelle narici.
 
Non oso più camminare
sull’uragano
che si nascondeva tra le radici.
 
Sono qua, giù,
ed aspetto.
 
Ora anch’io
piccola mambo,
mi nascondo
in silenzio
tra le radici.
Julio Monteiro Martins

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